Sfiducia al Ministro Cancellieri

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Signor Presidente, Ministro Cancellieri, il 29 aprile nei nostri discorsi sulla fiducia al Governo le avevamo rivolto queste precise parole: se lei si batterà per l’indipendenza della magistratura, se lei si dimostrerà indipendente, noi non soltanto la sosterremo ma la chiameremo con orgoglio Ministro della giustizia. Ebbene, signor Ministro, lei con i suoi comportamenti ha perso ogni minima fiducia che noi e i cittadini italiani riponevamo nel suo operato, mi dispiace!

Lei, signor Ministro, riferendosi alla vicenda di Giulia Ligresti, si è messa a completa disposizione della famiglia Ligresti, ritenendo ingiusto ciò che stava succedendo. Ma davvero ritiene normale che un Ministro della giustizia si metta a disposizione di una famiglia dedita alla delinquenza finanziaria? Dedita alla corruzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Come il certo Salvatore Ligresti già condannato? E a favore di chi doveva mettersi a disposizione? Di una signora che, sofferente appena uscita, è andata a fare shopping sfrenato presso le migliori maison di moda?

Per questo motivo, voglio citare le parole di un grande giurista del passato, Piero Calamandrei, che sosteneva, riferendosi ai giudici: il giudice deve essere distaccato da ogni legame umano, superiore ad ogni simpatia e ad ogni amicizia, questo perché sia garantita la sua indipendenza che in uno Stato democratico si realizza secondo la massima secondo cui la legge si applica ma per gli amici si interpreta. E se vale per un giudice, dovrebbe valere ancora di più per un ministro della Repubblica; un giudice valuta e ha in mano i destini di una singola persona, un ministro ha in mano i destini di una intera comunità. Comunità che lei ha tradito.

Ministro Cancellieri, un ministro della Repubblica deve essere assolutamente imparziale rispetto ai propri interessi amicali, rispetto ai propri interessi familistici, rispetto agli interessi patrimoniali dei propri figli. Un ministro della Repubblica deve essere imparziale ma deve soprattutto apparire imparziale agli occhi dell’opinione pubblica.

Le ricordo, e mi ricordo, che in altri Paesi vi sono stati ministri, come in Germania, che si sono dimessi per aver copiato passaggi della propria tesi di dottorato; in Inghilterra, per avere addossato la colpa di una multa alla moglie; in Spagna, per essere andati a caccia con un giudice; in Svezia, per non aver pagato il canone tv. E lei, che si mette a disposizione di una famiglia di indole delinquenziale ritiene davvero di non doversi dimettere?

Lei parla di onore, di dignità; proprio per l’onore e la dignità della sua carica, una carica alta come quella di un ministro, lei si sarebbe dovuta dimettere non oggi, non ieri ma già da luglio. Perché le dimissioni non devono darsi per il fatto che sono uscite delle intercettazioni ma perché non ci si ritiene più super partes di fronte ai cittadini.

Lei sta affermando, come ha affermato oggi, di non aver mentito. Forse è vero, forse lei non avrà mentito ma ancor più grave lei ha volutamente omesso di dire la verità e chi omette di dire la verità è bugiardo quanto chi mente.

Ministro, la bugia è sfacciata, la reticenza è subdola. Il suo comportamento, da luglio fino ad oggi, forse non ha risvolti penali, ma ha sicuramente risvolti penosi. Lei dovrebbe essere un servitore dello Stato ed invece è diventata una serva dei potenti.

Cosa dire, infine, della posizione dei vari partiti, in primis il Partito Democratico, che più si è speso su questa vicenda con molte parole, molti omissioni e poche opere? In questi ultimi quindici giorni, grazie anche al fatto di essere in campagna elettorale nei propri circoli, Renzi, Cuperlo, Civati hanno affermato che sarebbe stato meglio che la Ministra si fosse dimessa; il Viceministro Fassina – sempre del PD – ha ricordato a Civati, intenzionato – sembrava – a presentare una mozione di sfiducia, che fa parte di un partito e che decisioni così rilevanti si prendono insieme. Un partito, certo, che deve decidere insieme, ma finora è stato unito soltanto dal collante dell’ipocrisia e delle poltrone.

Chiaramente voglio chiedere a quest’Aula, ma alla parte destra di quest’Aula, cosa sarebbe successo se invece del Ministro Cancellieri vi fosse stato come Ministro della giustizia un certo Nitto Palma o un certo Schifani, oppure un certo Previti: tutti – e dico tutti – ovviamente a chiedere le dimissioni per indegnità. Ho omesso volutamente il Ministro Alfano, responsabile politicamente per omissione nel sequestro di una bambina e che voi mesi fa, in nome della realpolitik, avete voluto salvare. Invece ecco arrivare ieri il diktat del Presidente del Consiglio Enrico Letta e del segretario del Partito Democratico Epifani, che preferiscono un Ministro che fa scarcerare gli amici e governare con chi dovrebbe starsene in galera, che ripudiano la guerra spendendo miliardi per gli F35 e votando il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan, il diktat in cui ieri ha obbligato i propri soldati a fare quello che decide il Capo del Governo e dobbiamo ancora capire chi sia il vero capo di questo Governo.

Vedete, voi non dovreste obbedire a Letta, ma al volere degli italiani ed anche alla decenza istituzionale e il Partito Democratico
dovrebbe fare pace con sé stesso, decidere se la sinistra in Parlamento è davvero l’incarnazione di grandi ideali o è soltanto la parte dei seggi lasciati liberi dalla destra. Dovrebbe decidere di non deludere per l’ennesima volta i propri elettori, smettendo i panni dell’ipocrisia che sta rivestendo da anni. Per voi la politica – parole di ieri – deve ergersi sopra l’etica e la morale pubblica: niente di più sbagliato. La politica è susseguente e subalterna all’etica e alla morale pubblica.

Alcuni colleghi del PD hanno parlato di «ricatto di Letta»: con il vostro voto voi siete complici di questo ricatto, favoreggiatori di questo ricatto.

Noi ci siamo abituati ad ascoltare, da voi degli altri partiti, un profluvio di parole e di principi, ma è qui dentro, qui, con i voti che si danno in quest’Aula, e non solo quando si tratta di racimolare qualche voto in più in televisione, che si deve dimostrare di non essere i soliti ipocriti, ma di fare alla fine ciò che si promette ai cittadini.

Voi affermate che non si può votare la nostra mozione di sfiducia, perché sarebbe la nostra vittoria politica. Non è una questione politica, è una questione di giustizia e moralità.

Vede, Presidente, queste cose da politicanti su chi ha messo la firma sulle mozioni non ci interessano: noi abbiamo già votato la mozione Giachetti per togliere il porcellum, che voi non avete votato perché vi interessa tenere questa legge schifosa; noi abbiamo già votato la mozione Marcon per l’eliminazione degli F35… Ripeto, noi abbiamo votato la mozione Giachetti, un vostro deputato, su cui voi avete votato contro, sottostando al ricatto di Enrico Letta! Siete voi che non avete voluto modificare questa legge e l’avete dimostrato anche in questi giorni, siete voi che non avete eliminato gli F35 e noi abbiamo votato la mozione Marcon, un esponente di SEL.

Tutta questa ipocrisia noi, come sempre, saremo qui a ricordarvela, con la coerenza dell’agire politico che ci contraddistingue.
Dimostrate con i fatti che avete lasciato la vostra consueta via di questa ipocrisia e votate, come faremo noi, la sfiducia al Ministro Cancellieri, altrimenti semplicemente vergognatevi. Vergognatevi!


Cementificio di Scafa: la “non risposta” del Governo

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a distanza di due mesi, ha risposto alla nostra interrogazione (leggi il testo) riguardante la chiusura del cementificio di Scafa (Pescara), inaspettatamente anticipata da Italcementi al 31 gennaio 2014.

Il nostro interesse era quello di conoscere l’intenzione o meno del Governo di adottare misure idonee a salvaguardare i 60 posti di lavoro a rischio e ricevere anche conto dell’assegnazione di 50 milioni di euro di fondi pubblici alla ditta Toto Costruzioni Generali Spa per la realizzazione di un nuovo cementificio nella vicina zona di Bussi, in assoluta contraddizione con la situazione di crisi profonda dell’intero settore edilizio, posta dalla stessa Italcementi all’origine della chiusura del suo impianto di Scafa.

Quella del Ministero si rivela una risposta insoddisfacente dal momento che non solo non contiene alcuna informazione in merito al controverso utilizzo di fondi pubblici per il nuovo (ed inquinante) cementificio di Bussi, ma omette anche di riferire quali iniziative saranno concretamente intraprese dal Governo per un rilancio occupazionale eco-sostenibile della zona.